Ildegarda, coscienza dei potenti e donna dell’armonia

Avvenire – 7 marzo 2013

Ildegarda, coscienza dei potenti e donna dell’armonia

 Un libro di Cristina Siccardi sulla mistica, santa e dottore della Chiesa,

che redarguì il Barbarossa

 di Maurizio Schoepflin

Ildegarda di Bingen mostrò assai presto di non essere destinata a una vita anonima: a soli tre anni ebbe le prime visioni di quella “Luce vivente” che l’accompagnerà sino alla morte, che la colse ottantunenne nel 1179. Anche il nome imposte dai genitori, che risiedevano nel Palatinato renano, non lontano da Magonza, faceva presagire un’esistenza non comune: Ildegarda significa infatti “colei che è audace in battaglia”. E audace la grande santa tedesca certamente lo fu, affermandosi come una delle figure femminili più significative della storia della Chiesa, lei che, in pieno Medioevo, fu teologa e filosofa, poetessa e cosmologa, botanica e farmacista, stimata e lodata dal papa Eugenio III, che la riconobbe ricolma dell’amore di Dio e ordinò al vescovo di Magonza di vegliare su di lei, trattandola “come una sorella”. Di questa donna, proclamata dottore della Chiesa il 7 ottobre 2012 dal pontefice Benedetto XVI, ci offre un bel ritratto Cristina Siccardi (Ildegarda di Bingen. Mistica e scienziata, Paoline, pp. 232, euro 16), che mette in grado il lettore di appassionarsi a una vicenda in cui cielo e terra si saldano nell’eccezionalità di colei che fu chiamata la “Sibilla del Reno” e che mise in soggezione lo stesso imperatore Federico Barbarossa, al quale non lesinò critiche e rimproveri. Ildegarda non fu tenera neppure nei confronti della Chiesa, di cui auspicò una decisa riforma, arrivando a giudicare negativamente l’operato dei papi Anastasio IV e Adriano IV. Scrive la Siccardi: «Il ruolo di Ildegarda, che fondò monasteri e fu missionaria predicatrice, fu quello dell’intermediaria fra cielo e terra, di colei che parla non per propria volontà, ma per bocca della Luce vivente, quella luce che le trasfuse la sapienza e che vide già a tre anni». No n sorprende che una donna di tal genere sia andata incontro a incomprensioni e ostilità, ma non sorprende neppure che le abbia affrontate senza timore, superandole grazie a una fede granitica e un’indole umile e tenace. Neppure la malattia, che le fu sempre compagna, la fiaccò: anzi, ella si occupò anche di guarire le sofferenze del corpo e celebre è rimasto il suo Liber semplicis midicinae che contiene un famoso erbario. Così Siccardi ne sintetizza la figura: «Ciò che maggiormente colpisce di Santa Ildegarda, più del suo immenso scibile, è la consapevolezza. Consapevolezza di ogni cosa, sia divina che terrena, del tempo, dello spazio, della storia, dell’eternità… Donna dell’equilibrio e dell’armonia, che spiega le coordinate dell’equilibrio e dell’armonia dell’universo, Ildegarda potrebbe essere definita come colei a cui è stato dato il dono di conoscere le melodie del cosmo».

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