San Francesco. Il Santo deformato: un libro di Cristina Siccardi

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ci sembra interessante presentarvi l’ultima opera di Cristina Siccardi, “San Francesco. Una delle figure più deformate della storia”. Che già dal titolo lascia capire chiaramente quale sia l’intento dell’autrice: restaurare la vera immagine del santo di Assisi, oggi più che mai strumentalizzata in tutti i possibili sensi. Da chi vuole farlo apparire come un antesignano del dialogo con l’islam, stravolgendo in maniera spudorata – e parliamo di cattolici – il senso della sua visita al sultano, a chi lo vuole rinchiudere in un’icona eco-ambientalista-buonista. Il libro si avvale della prefazione di padre Serafino Tognetti, successore di don Divo Barsotti nella Comunità dei Figli di Dio. Dalla prefazione riportiamo alcuni brani che ci paiono particolarmente significativi. Il libro è edito da Sugarco. Buona lettura.

 

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“Francesco fu un riformatore non con le parole, ma con una manifestazione pubblica e clamorosa del volto di cristo che non ebbe eguali. Nessuno aveva visto una cosa simile prima che egli apparisse sulla scena del mondo. La sua visibilità fu così contagiosa che gli uomini ne avevano persino paura: il so-lo vederlo poteva significare il rischio di essere folgorati, rimanere abbacinati e vinti. non da Francesco, ma da Cristo”.

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“Francesco non si caratterizza per l’umiltà o per la povertà checché se ne dica, ma per la beatitudine che emana dalla sua persona. Quando gli uomini hanno visto Francesco, hanno visto il regno di dio sulla terra. Quando gli uomini hanno visto lui, hanno conosciuto Dio”.

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“Di qui la resistenza del “mondo”: esso non vuole essere rinnovato! Francesco annientò il mondo con la sua stessa presenza. Egli non ebbe come programma di lavoro quello di trasformare le strutture mondane, ma piuttosto di lasciar vivere in lui in pienezza la presenza del Cristo crocifisso e risorto. e il mondo se ne accorse immediatamente. Esso – il mondo – vide in lui un acerrimo nemico, e di qui il tentativo di distruggerlo. anche oggi. se non ci riesce con la sua eliminazione fisica, ci prova con la sua trasformazione, mettendogli addosso una maschera che lo deformi. eliminare Francesco materialmente non si può, perché la storia non si può riscrivere, ma lo si può reinterpretare, cercando di cambiare la sua immagine, farlo tornare nel mondo, dal quale in fondo egli proveniva, essendo stato, prima della conversione, un giovane ricco e forse un po’ viziato della società ricca di Assisi.

Questo processo di “mondanizzazione” dell’araldo e cavaliere Francesco non viene operato soltanto dalla new age o da persone che dichiaratamente sono contro la chiesa cattolica, attraverso romanzi o film che presentano “un altro” Francesco, ma anche da coloro che fanno professione di fede. Anche frati, preti e suore parlano di un Francesco che però non è affatto quello vero, operando un processo di mondanizzazione del santo e quindi demolendolo”.

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“Questo significa che il vero Francesco ha ancora da dire e dare, perché in lui si opera, ogni volta, il miracolo della riforma della chiesa, che ovviamente non può venire da sinodi verbosi quanto inutili, da marce della pace ancora più inutili, da bandiere e vessilli che non fanno paura a nessuno, ma dalla santità e da Cristo, il solo che ha il potere di rinnovare il mondo. non a caso Francesco, padre Pio, Massimiliano Kolbe, sono amati e al tempo stesso fanno paura. Sono “riconosciuti” a fiuto, dal mondo, come nemici. e come tali vanno eliminati, perché la loro presenza di santità significherebbe la morte, la sconfitta, in qualche maniera, del mondo stesso. Ecco allora l’edulcorazione del santo, operata da fuori, ma anche dall’interno della chiesa (o parte di essa): presentare un Francesco ingenuo, poeta, amante della natura e dell’ecosistema, relativista, pacifista ecc. Un santo che vada bene per tutti, pur di dialogare, che diventi il simbolo di una stagione immanentista, mondialista, ma fondamentalmente senza Cristo, quindi atea. Proprio l’opposto del santo di Assisi. Togli Cristo, e sparisce immediatamente anche Francesco”.

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Non so a voi, ma queste parole mi hanno fatto suonare una serie di campanelli in testa. E il pensiero mi è andato al 4 ottobre scorso, San Francesco, con quello spettacolo di riti tribali nei giardini del Vaticano, il colle in cui San Pietro è stato martirizzato. Che Dio ci aiuti, e aiuti la sua Chiesa.

 

Fonte: Stilum Curiae

 

 

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